biografia | Alfio Antico
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biografia

Quando la musica sorge dalle viscere della terra, ordina il caos ed espelle le impurità. La natura parla e le cose prendono il loro posto nel mondo. Prima del linguaggio, la mano che danza sulla pelle del tamburo compie il prodigio della nascita del suono, come la mano del fabbro quando percuote il metallo o quella del pastore quando ritma il tempo della festa e della veglia.
Alfio ha vissuto fino all’età di 18 anni facendo il pastore fra le montagne dell’entroterra siracusano e respirando, in una vita non certo priva di durezze, le favole, le storie, i miti della cultura contadina.
I suoni delle 600 campane del suo gregge; la nonna che con il proprio magico tamburello scacciava – lui bambino – i mostri della solitudine e della paura; le prime esperienze musicali nelle strade delle grandi città fino all’incontro con i più famosi musicisti e uomini di teatro della grande tradizione italiana fanno di Alfio Antico un artista che ha raggiunto la piena maturità.
Alfio ha oltre settanta tamburi, tutti fabbricati da sé e meravigliosamente intarsiati con immagini di divinità agresti, segni antichi che racchiudono una saggezza eterna.

Attraverso il ritmo ed il canto, Alfio Antico scolpisce le mille figure del tempo. “Io sono il tamburo”, sussurra in perfetta simbiosi col suo strumento, volendo significare una mistica unità fra la viva pelle della sua mano e quella morta e antica che, fissata ad un setaccio da grano, torna a nuova vita cantandoci storie d’amore e poesia.
Il personaggio va compreso a partire dal suo percorso, che comincia su sperdute e assolate colline siciliane; terra di duri contrasti, di bene e di male, d’emozioni e sentimenti che lasciano il segno, come tutte le terre di confine. Poi la fuga nel continente, a Firenze, allora certamente il più accogliente e meraviglioso contenitore da riempire di suoni, e qui la sorpresa. A Firenze vivono molti studenti e lavoratori salentini, sardi, calabresi, siciliani: per tutti la sirena si materializza sulla scalinata dei Lanzi, in piazza della Signoria.
Quest’ambiente povero di soldi, ma ricco di stimoli, è stato il ventre fertile della rinascita di Alfio Antico; poi i contatti e le collaborazioni con grandi artisti della musica e del teatro (Eugenio Bennato, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Giorgio Albertazzi, Amedeo Amodio, Vinicio Capossela, Carmen Consoli) fanno di lui l’artista eclettico di oggi: musica, presenza, gestualità; maestria e virtuosismo eccelsi.
Nelle sue mani, il tamburo esprime sonorità impensabili, che ci fanno comprendere le risorse infinite di questo pur semplice strumento. Alfio vi aggiunge la sua vena poetica, espressa nella lingua che meglio conosce, il siciliano; la sua teatralità naturale è dirompente.

Nel campo musicale Alfio ha intrapreso moltissime collaborazioni, tra cui quelle con Musicanova, Edoardo Bennato, Vincenzo Spampinato, Lucio Dalla, Fabrizio De Andrè, Carmen Consoli, Vinicio Capossela, Peppe Barra, Renzo Arbore, Roy Paci, I Lautari, Gianni Perilli, Piero Ricci e la Nuova Compagnia di Canto Popolare.
L’artista siciliano inoltre nel corso degli anni ha dato il proprio contributo al mondo del teatro prendendo parte ai seguenti progetti: Maurizio Scaparro e Pino Micol (Vita di Galileo, 1988); Giorgio Albertazzi (Memorie di Adriano, 1988 e 1994); Massimo Ranieri (Pulcinella, 1994); Ottavia Piccolo e Renato De Carmine (Dodicesima Notte 1991, regia di Jerome Savary); Roberto De Simone (Le Tarantelle del Rimorso, 1992 e Agamennone, 1994, al Teatro Greco di Siracusa). Alfio ha poi partecipato ad alcuni progetti nel campo della danza con Amedeo Amodio (Cabiria – 1994, Teatro Romano di Verona), George Iancu (Mazzafionda, Festival dei Due Mondi di Spoleto – Aura) e Vittoria Ottolenghi (Maratona Internazionale di Danza).
Nel 2006 Alfio Antico inizia a collaborare con l’etichetta discografica indipendente Due Parole- Narciso Records di Carmen Consoli: è l’inizio di un nuovo periodo fecondo per l’artista che s’inserisce nel “laboratorio culturale”, tipico dell’ambiente dell’etichetta.
Vari sono i progetti intrapresi durante questi anni.
Alfio Antico ha infatti suonato il suo tamburo in numerosi progetti discografici quali “Il ballo di San Vito“ (1996) di Capossela, “Anima Antica” (2004) de I Lautari e “Elettra” (2009) di Carmen Consoli.
Ma è soprattutto nelle esibizioni dal vivo che Alfio riesce ad esprimere la propria energia artistica: nel 2007 è tra i protagonisti del progetto Musica Antica del nuovo Millennio che fa tappa a Roma, Milano e Catania, insieme a Carmen Consoli, I Lautari e Rita Botto.
L’anno successivo, il 2008, è colmo di importanti esperienze live: prima fra tutte L’omaggio a Rosa Balistreri, grande evento di chiusura dell’Etnafest organizzato da Carmen Consoli con la partecipazione di dodici donne della musica italiana (tra cui Vanoni, Turci, Rei, Giorgia, Nada); sul finire dell’anno Alfio porta in scena lo spettacolo Semu suli semu tuttu che ha riscosso un grande successo sia in Sicilia che nella data romana presso l’Auditorium Parco della Musica.
Il 2009 si apre con la partecipazione di Alfio Antico al X Festival della Canzone Siciliana, in onda su Antenna Sicilia, con il brano “Tutti li cosi vannu a lu pinninu” e prosegue con la presenza sul palco alla data catanese del Solo Show di Vinicio Capossela in cui Alfio interpreta “Il ballo di San Vito”.
A novembre nella Cattedrale di Aosta si celebra con un concerto il nono centenario della morte di Anselmo d’Aosta: Alfio è presente con i suoi ritmi pastorali per una suite di cinquanta minuti insieme ai violoncelli di Giovanni Sollima e Monika Leskovar.

Sempre nello stesso mese Alfio è coinvolto nell’esecuzione delle musiche del progetto Instrument 3: cage sculpture – L’insostenibile pesantezza dell’essere messo in scena dalla Compagnia Zappalà Danza: uno spettacolo in cui i suoni del tamburo si sposano con il mondo della danza.
L’anno si conclude con un evento unico e caratteristico, il Leso Show, un concerto <leso>, letteralmente folle che vede lo stesso Alfio e il giovane cantautore catanese Fabio Abate sullo stesso palco della Sala Lomax di Catania: due generi/generazioni cosi lontani e diversi s’incontrano e fondono la loro energia creativa. Ne scaturisce un’inusuale e folle simbiosi tra i due universi musicali.
Nel gennaio 2010 Alfio propone l’anteprima del prossimo spettacolo teatrale, Jurnata, descritto dallo stesso artista con queste parole: «Il tamburo è la voce del mondo, il ritmo della nascita e della morte, della festa e del lavoro: attraverso l’unione di un setaccio per il grano e la pelle di un animale morto si celebra ancora una volta il miracolo della comunicazione tra il visibile e l’invisibile».
Il primo maggio Alfio partecipa al concertone di Piazza San Giovanni a Roma con il calabrese Peppe Voltarelli, Puccio Castrogiovanni de I Lautari e Ramon della Bandabardò.
Parallelamente all’attività in studio Alfio si dedica anche ai concerti live prendendo parte al tour acustico estivo di Carmen Consoli in occasione di alcune date evento: all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla Villa Reale di Monza, al Teatro Antico di Taormina, ad Ancona e nel suggestivo spettacolo della Sila, a Lorica.
Nel corso dell’estate Alfio Antico partecipa alla rassegna Il Folk dipinto di blu dedicata a Domenico Modugno, al festival di Montemurro Tarantellarte e all’omaggio a Rosa Balistreri a Catania, insieme a I Lautari, Rita Botto e ad altri artisti.
Durante la stagione invernale del 2010 entra in studio di registrazione per incidere le tracce di Guten Morgen , il nuovo album uscito per la Narciso Records il 29 Marzo 2011. L’album è stato finalista per la Targa Tenco 2011, per la sezione dialettale. Nel 2012 riceve il premio “Ignazio Buttita”.